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Siracusa è stata fondata intorno al 733/740 a.C. dal corinzio Archia della famiglia dei Bacchiadi, in un sito già abitato dai Siculi. Il nome greco Syrakusai deriva probabilmente da quello della vicina palude Sirako, ma potrebbe essere anche di origine fenicia e, in quel caso, vorrebbe dire "roccia dei gabbiani".
Il nucleo originario di abitazioni fu stabilito sull'isola di Ortigia, alla quale si aggiunsero in seguito quattro grandi quartieri sulla terraferma: Achradina, Tiche, Neapoli, Epipole. L'esistenza di due comodi porti naturali e la fertilità dell'entroterra facilitarono lo sviluppo dell'insediamento fin dal primo periodo e determinarono la creazione di nuove colonie fra il 644 e il 598 (Acre, Casmene e Camarina).
A metà del VII secolo a.C. la dinastia dei Bacchiadi perse il potere a Corinto e probabilmente questo ebbe ripercussioni anche nel possedimento siciliano: troviamo infatti testimonianza di una rivolta a seguito della quale la fazione dei Miletidi fu costretta ad emigrare da Syrakusai e contribuì a fondare Zancle e Imera.
Altre notizie ci dicono che la società del tempo era divisa in aristocratici proprietari terrieri (gamoroi) che costituivano il governo di tipo oligarchico e da schiavi (kyllyrioi) che verosimilmente erano costituiti dalla popolazione indigena. Nello stesso secolo esistevano già alcuni santuari e l'agorà (piazza principale della città) collocata vicino al tempio di Apollo.
Oltre al culto del dio Apollo, era particolarmente celebrato quello di Artemide, dea dei fiumi legata in particolare alla presenza di una famosissima fonte di acqua dolce che scaturiva incredibilmente fra gli scogli vicini all'isola di Ortigia. Molti altri dei venivano venerati e per ciascuno di loro veniva eretto un tempio.
Nel 485 a.C. la città passò sotto il potere del tiranno Gelone di Gela, intervenuto per aiutare gli aristocratici cacciati da una rivolta popolare. Una volta stabilitosi a Siracusa, Gelone la trasformà in meno di dieci anni nella più grande città dell'Occidente dopo Cartagine, trasferendovi i cittadini di Camarina, Megara Iblea e, in parte, di Gela. La stessa Cartagine fu fermata nelle sue mire espansionistiche in Sicilia, proprio da Gelone nella battaglia di Imera del 480.
Il fratello del tiranno e suo successore, Gerone, riuscì ad incrementare ulteriormente la potenza e lo splendore della città, svilupppando al massimo i commerci navali, costruendo teatri, circondandosi di una splendida corte frequentata dai più famosi poeti del tempo e sbaragliando gli Etruschi nella battaglia navale di Cuma (474).
Gerone governò fino al 466 e lasciò il potere al fratello Trasibulo che, nel giro di un anno, fu cacciato dalla popolazione intenzionata ad ottenere un ordinamento moderatamente democratico mentre le città sottomesse dai tiranni ritrovavano la loro autonomia.
Siracusa si dovette poi difendere dal tentativo di Ducezio di costituire un regno siculo nel 450 e dalle mire espansionistiche di Atene che a lungo cercò di conquistare la città inviando un imponente esercito che fu annientato dai siracusani con l'aiuto degli spartani dopo due anni di assedio durissimo (413).
Anni più tardi, Siracusa elesse al ruolo di stratega Dionigi il Vecchio, allo scopo di fronteggiare un nuovo, pericoloso attacco di Cartagine, e Dionigi, ormai nuovo tiranno, non solo riuscì nel suo compito ma andò oltre, arrivando a dominare quasi tutte le città dell'isola e alcune dell'Italia meridionale. Seguì dunque un nuovo periodo di grande splendore e potenza politica e commerciale nell'ambito del mondo greco e mediterraneo.
Dionigi il Giovane, succeduto al padre, si rivelò assolutamente incapace di gestire il successo ereditato e fu cacciato prima da Dione (356), poi dal corinzio Timoleonte che respinse l'ennesimo attacco cartaginese e riunì le città libere di Sicilia in una lega di cui la sua Siracusa moderatamente democratica era egemone.
I disordini che seguirono, portarono al potere Agatocle che cercò di espandere i possedimenti fino in Africa senza però riuscire a sconfiggere i cartaginesi sul territorio isolano. Fu comunque eletto re dei sicilioti e controllò la Sicilia orientale e parte della Magna Grecia.
Alla sua morte (289), toccò a Gerone II il compito di dirimere ancora una volta le discordie interne alla città. Egli fu eletto re (265) dopo la vittoria sui Mamertini che da anni minacciavano la città e per avere un aiuto si erano rivolti prima ai Cartaginesi, poi ai Romani.
Gerone rimase così coinvolto nella prima guerra punica e preferì venire a patti con Roma (263) assicurando a Siracusa un periodo di pace, floridezza e indipendenza. Quando il nipote di Gerone (Geronimo) ereditò il potere nel 215, si alleò con i cartaginesi e provocò una serie di disordini che culminarono con l'assedio della città da parte dei Romani. Siracusa resistette per due anni, anche grazie agli abili stratagemmi di Archimede ma, alla fine, fu costretta a cedere e fu saccheggiata dalle truppe di Claudio Marcello (212).
La città, inclusa nella provincia di Sicilia come sede del governatore, continuò comunque a prosperare e a godere di una certa autonomia. Furono poi le guerre servili e le ruberie di Verre a danneggiarla. Augusto, nel 21 a.C. la ripopolò e la eresse a colonia romana. Divenne il centro della diffusione del cristianesimo in Sicilia e, nel 280, fu per qualche tempo possedimento dei Franchi. I Goti la occuparono nel 493 e nel 535 fu riconquistata da Belisario all'Impero d'Oriente, mentre nel 663 fu scelta come residenza imperiale da Costante II Eraclio.
Il IX secolo fu caratterizzato dalle continue scorrerie degli Arabi che la conquistarono e la persero diverse volte fino all'878, quando la occuparono definitivamente dopo un assedio di dieci mesi. Il generale bizantino Maniace riuscì a ricondurla sotto l'obbedienza imperiale (1038-1040), ma nel 1085 fu presa dai Normanni.
Gli anni successivi furono segnati da un susseguirsi di conquiste da parte di vari popoli: i Pisani nel 1204, i Genovesi e poi Federico II.
Siracusa diede un valido apporto alla vittoria degli Aragonesi in Sicilia resistendo anche ad un assalto degli angioini nel 1298; questo determinò la grande considerazione in cui fu tenuta dagli aragonesi e la larghezza di privilegi che le vennero attribuiti.
Il terremoto del 1542 e del 1693, unitamente alla pestilenza del 1729 devastarono la città. La popolazione si ribellò ai Borboni nel 1837 ma il moto fu represso duramente e bisognerà attendere il 1860 e l'aiuto di un gruppo di volontari catanesi per vedere Siracusa libera dal giogo borbonico. La conquista della Libia da parte dell'Italia determinò un periodo di intensi scambi commerciali che passavano dal porto di Siracusa diretti verso la colonia italiana in Africa.
Durante la seconda guerra mondiale la città fu bombardata prima dagli anglo-americani e, dopo lo sbarco, dai tedeschi poiché era diventata il principale scalo dei rifornimenti delle truppe alleate.
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