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La città è da sempre il maggior centro abitato intorno all'Etna. La sua conformazione geografica, circondata dalle colline, ne determinò il nome che significa "catino".
Il villaggio affacciava sul mare ed era costeggiato anche dal fiume Amenanos la cui foce costituiva un approdo naturale. I Greci la fondarono dopo aver conquistato Siracusa e Taormina: nel 729 a.C. una colonia di Leontini partì da Nasso per fondare il nuovo centro che si sviluppò soprattutto sulle alture.
In quel periodo vi fu un gradevole incremento della vita cittadina sia dal punto di vista culturale che economico, mentre sul piano politico e militare Catania fu travagliata a lungo dalla rivalità con Siracusa.
Nel 476, il tiranno di Siracusa Gerone occupò Catania e deportò gli abitanti a Leontini, cambiando addirittura il nome della città in Etna. Pochi anni dopo Gerone e il suo successore furono sbaragliati dalla popolazione che si riappropriò della città e le restituì il nome originario.
L'episodio non esaurì le rivalità che nascevano dalla comune necessità di espansione politica, di sicurezza militare e di concorrenza commerciale.
Durante la guerra del Peloponneso Catania si offrì ad Alcibiade come base di operazione contro Siracusa, ma la città fu ugualmente invasa dai siracusani che ancora una volta ne cacciarono gli abitanti per ripopolarla con gruppi di mercenari meridionali. Questi ultimi furono sostituiti dai Cartaginesi che vi si stabilirono nel 396 a.C. e furono a loro volta cacciati nel 353 a.C. dall'ateniese Callippo. Solo nel 345 i Greci riuscirono a riprendere il possesso della città e a restituirle la calma ma non la prosperità, ormai fiaccata dai contrasti.
I Romani giunsero a Catania nel 263 e portarono un lungo periodo di pace e di sviluppo economico e demografico dovuti principalmente alla possibilità di sfruttare le risorse naturali del territorio liberato dalle rivalità esterne. Sotto il dominio dei Romani si verificò l'eruzione dell'Etna (121 a.C.); furono eretti i monumenti e le costruzioni più importanti, furono allargate le dimensioni della città, cambiò sensibilmente la cultura della popolazione.
Nel IV secolo d.C. Catina (come venne chiamata dai Romani) veniva ricordata tra le maggiori città del tempo; vi si stabilirono una comunità ebraica e gruppi di orientali; fu fra le prime città dell'isola ad accogliere il cristianesimo (martirio di Sant'Agata nel 251, poi patrona della città).
All'inizio della lunga guerra con i Goti, Catania fu occupata dai Bizantini di Belisario ma continuò a prosperare grazie alla notevole produzione agricola e al commercio del legname necessario a costruire le flotte navali orientali. Tutto questo le permise di mantenere un ruolo importante anche se Siracusa aveva una posizione superiore sul piano militare e portuale.
Lo sbarco musulmano in Sicilia nell'827 determinò uno stato di incertezza e di continue incursioni, in particolare sulle zone che non furono immediatamente occupate; questa situazione si protrasse per tutto il IX secolo, fino al 900, quando la città subì un forte assedio, e perse l'indipendenza dopo un periodo di resistenza.
L'influenza araba sulla cultura locale fu profonda ma, durante la dominazione, Catania perse gran parte del suo prestigio, mantenendo la fama solo relativamente alle attività portuali. Intorno al 1040 il regime musulmano in Sicilia si disgregò nel quadro di lotte interne fra signori che aprirono la strada all'invasione normanna dell'isola.
Fu così che il conte Ruggero entrò a Catania nel 1071, inizialmente come alleato dell'ultimo signore musulmano ma, ben presto, come padrone della città. La popolazione insorse ed egli represse la protesta riuscendo a cacciare anche gli arabi: il feudo venne affidato ai benedettini di Sant'Agata, il cui abate fu nominato vescovo.
I Normanni valorizzarono Messina e Siracusa continuò il suo sviluppo, mentre Catania si manteneva stabile. Nel 1168 un terremoto violentissimo uccise circa 15.000 persone e rase al suolo la città che venne ricostruita prontamente. In quell'occasione scomparvero gli ultimi musulmani residenti.
A Guglielmo II seguì nel 1189 Tancredi, eletto con il consenso popolare; per questo Enrico IV punì Catania saccheggiandola nel 1194. L'imperatore Federico II si trasferì in città per scampare alla peste che aveva colpito Palermo, tolse la signoria al vescovo e fece costruire il castello Ursino sia per difendersi dagli attacchi provenienti dalle coste che per controllare eventuali irrequietezze della città.
Sotto la dominazione degli aragonesi, Catania fu valorizzata sul piano amministrativo e su quello politico e, dal XIV secolo, fu in aperta competizione con Palermo e Messina; di fatto, fu spesso sede della Corte fra il 1342 e i primi del '400.
Sotto Alfonso il Magnanimo fu dato inizio alla costruzione del molo che terminò dopo ben quattro secoli, rimanendo nei limiti del progetto iniziale e rivelandosi quindi subito inadeguato alle esigenze della città.
Nello stesso periodo fu creata la prima università di Sicilia che ebbe, fra gli altri, il merito di mantenere viva la cultura greca ma, in realtà, non rappresentò nella cultura siciliana quell'adeguato motore dell'avanguardia che ci si poteva aspettare e fu spesso avversata anche dagli stessi studenti.
Dal XIV secolo la crisi delle strutture sociali ed economiche di tutta l'isola ebbe ripercussioni più forti su Palermo e Messina che su Catania, tuttavia vennero a mancare anche nella città dello studio quelle aperture che altrove portavano l'attualità e l'innovazione.
Nel 1669 l'eruzione dell'Etna fu terribile e distrusse il porto e ampie zone del territorio circostante la città; nel 1693 fu di nuovo il terremoto a portare la distruzione di edifici importanti e la morte fra la popolazione (quasi un milione di persone in tutta la Sicilia orientale). La ricostruzione fu immediata e molto ben curata e così pure il ripopolamento della città che, alla fine del XVIII secolo contava già 45.000 abitanti.
La cultura visse un periodo felicissimo a partire dal 1800 (la musica di Vincenzo Bellini, i maggiori rappresentanti del verismo narrativo: Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico De Roberto, Mario Rapisardi) creando a Catania quell'auspicato collegamento fra la cultura siciliana e la cultura nazionale ed europea.
Negli anni intorno all'Unità nazionale si verificò una proiezione verso l'ammodernamento delle strutture economiche e dell'impianto sociale con un conseguente incremento demografico.
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